Di cosa stiamo parlando?

Allenarsi alla comunicazione: il secondo assioma
  1. Ho analizzato il tuo progetto e mi sembra un buon lavoro. Mi piacerebbe condividere con te alcune parti che io avrei sviluppato in maniera differente per capire meglio cosa ti ha portato a quelle scelte.
  2. Ho analizzato il tuo progetto e, come sempre, mi sembra che tu sia stato in alcune parti troppo superficiale!
  3. Quest’anno non ho ottenuto il premio produzione, mi piacerebbe avere un consiglio da lei per individuare le aree su cui lavorare per riuscire ad ottenerlo il prossimo anno.”
  4. Come al solito il premio produzione lo date sempre alle stesse persone ed io non sono tra queste!
  5. Ho una fame da lupi, stasera ti va se ceniamo un po’ prima del solito?
  6. Per una volta cerca di essere puntuale ché io ho una fame da lupi!
  7. È un bellissimo regalo, inaspettato: l’avrai sicuramente pagato molto!
  8. Dovevi risparmiare, questo regalo ti sarà costato tantissimo: non dovevi comprarmelo!

Questi otto differenti esempi di comunicazione potrebbero generare diverse emozioni e variegate reazioni nel co-protagonista, il destinatario. Cosa rende queste affermazioni così differenti? Esistono delle similitudini tra loro? 

Sicuramente tra le varie differenze possiamo citare i contesti: le prime due coppie di affermazioni si riferiscono a contesti aziendali; le seconde riguardano, invece, un ambito più personale. Ma non è solo questo. Ogni coppia delle quattro possiede contenuti simili esplicitati, però, con modalità comunicative differenti. Ciò che cercavano di spiegarci P. Watzlawick, J. H. Beavin e D. D. Jackson in “Pragmatica della comunicazione umana” attraverso la postulazione del secondo assioma della comunicazione è proprio questo: non solo il contenuto, ma anche le modalità con le quali comunichiamo il nostro messaggio concorrono a definirne il significato e conseguentemente le reazioni successive del nostro interlocutore.

Il secondo assioma della comunicazione ci dice che ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione.

Ogni atto comunicativo, quindi, possiede per natura due livelli: il primo relativo al contenuto (la notizia, l’informazione, quello che diciamo o che vorremmo dire) e il secondo che qualifica la relazione tra i due interlocutori (come lo diciamo, il modo in cui esprimiamo il contenuto). Entrambi gli aspetti (contenuto e relazione) contribuiscono a definire il significato del messaggio che condivideremo con l’altro. L’aspetto di relazione generalmente qualifica l’aspetto di contenuto, cioè definisce le coordinate attraverso le quali l’altro dovrebbe attribuire significati al nostro messaggio. 

Anche in questo caso, come nel precedente articolo sul primo assioma della comunicazione (https://www.cm-consulenza.com/blog/2020/07/24/cosa-ce-nel-tuo-zainetto/), si possono evidenziare alcune implicazioni interessanti.

Negli esempi riportati all’inizio dell’articolo, le affermazioni con numero dispari si concentrano principalmente sugli aspetti di contenuto. È l’informazione o notizia condivisa tra i due interlocutori l’oggetto della comunicazione che viene co-costruita in maniera collaborativa senza mettere in discussione la natura della relazione personale e/o professionale. Le affermazioni pari, d’altro canto, sono sbilanciate verso una definizione della relazione carica di pregiudizi e premesse che provengono dallo “zainetto” di chi sta comunicando. Pregiudizi che potrebbero influenzare gli equilibri relazionali, innescando potenziali conflitti. L’oggetto della comunicazione in questi casi non è più il contenuto, ma la ri-definizione della relazione tra i due interlocutori. 

Premesso questo, la prima implicazione riguarda la scelta dei pesi da attribuire ai due aspetti, contenuto e relazione, cioè come desidero equilibrarli. L’equilibrio che proverò a stabilire conseguentemente influenzerà il focus della discussione. La domanda che in questo caso ci dovremmo porre è “di cosa voglio si discuta?”. Ad esempio, nell’affermazione numero 5 il focus della discussione è l’orario della cena, mentre nella numero 6 è il giudizio sui continui ritardi del commensale.

La seconda implicazione, direttamente collegata alla precedente, riguarda l’inevitabile effetto che l’equilibrio scelto tra gli aspetti di contenuto e relazione genererà nel nostro interlocutore e sulle sue possibili reazioni. Riprendendo l’esempio citato, nell’affermazione 5 il nostro interlocutore potrebbe rispondere “”, “no”, “a che ora preferiresti mangiare?”. Come reazione all’affermazione 6, il nostro interlocutore potrebbe venirci incontro, arrabbiarsi, sentirsi in colpa, rispondere con toni accesi o rinfacciarci a sua volta una nostra mancanza (“io sarò sempre in ritardo, ma tu aspetti sempre che sia io a preparare la cena!”). Sarebbe quindi bene chiedersi “qual è la reazione che vorrei ottenere/mi aspetto dall’altro?”.

La terza implicazione è apparentemente la più ovvia, ma spesso anche la più difficile da ricordare e mettere in pratica. L’avvio dello scambio comunicativo dovrebbe essere preceduto da una riflessione attorno agli obiettivi che ci si vuole porre e successivamente raggiungere. Sempre in relazione allo scenario preso ad esempio, l’obiettivo è anticipare la cena o rinfacciare all’altro i suoi continui ritardi? Rispetto a quest’ultima implicazione la domanda che potremmo porci è “qual è l’obiettivo che voglio raggiungere?”.

Infine, per capitalizzare l’analisi del processo comunicativo fin qui effettuata e trasformarla in apprendimento, a conclusione e in funzione dell’obiettivo individuato potremmo chiederci: “l’equilibrio che ho scelto e l’effetto che ha generato nell’altro e sulle sue reazioni mi hanno favorito nel raggiungimento dell’obiettivo o mi hanno ostacolato?”.

Riassumendo, un suggerimento utile per migliorare le proprie competenze comunicative e allenarne l’efficacia attraverso il secondo assioma è quello di non dimenticare mai che:

  • I nostri messaggi sono sempre composti da quello che diciamo e da come lo diciamo;
  • Le nostre affermazioni influenzano inevitabilmente l’altro e le sue reazioni;
  • Il processo comunicativo si co-costruisce attraverso la scelta dell’equilibrio tra contenuto e relazione;
  • Il primo passo per comunicare efficacemente è chiedersi quali obiettivi si vogliono raggiungere.

Se hai voglia di raccontarci le tue esperienze con il secondo assioma della comunicazione, scrivile nei commenti oppure a info@cm-consulenza.com, ci faremo carico di trasformarle in un futuro articolo o in una PMQ, affinché la tua storia, che proteggeremo garantendoti la massima riservatezza e tutela della privacy, possa diventare uno strumento utile per tutti.

Se invece senti il bisogno di migliorare le tue competenze comunicative, scrivici a info@cm-consulenza.com, potremo proporti diversi percorsi di approfondimento e sviluppo.

A presto!

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