Cosa c’è nel tuo zainetto?

Allenarsi alla comunicazione: il primo assioma

Marta è al bar bevendo uno spritz, in attesa di una persona da 15 minuti. In spiaggia Gianni vede una persona che si allontana solitaria, in silenzio e si siede in riva al mare. Licia aspetta di ricevere un messaggio da una settimana. Un collega di Marco da qualche giorno non parla con nessuno e, non appena finito il lavoro, spegne il computer e se ne va senza salutare.

Nonostante l’assenza, la mancanza, i silenzi, in ognuno di questi gesti presi ad esempio è presente un atto comunicativo: l’altro ci sta comunicando qualcosa, più o meno volontariamente, e questo, nei protagonisti così come in ognuno di noi, genererà una reazione, sui 15 minuti di attesa, sullo stato d’animo della persona che si sta allontanando sulla spiaggia, sul messaggio che aspettiamo, sui silenzi del collega.

Eccolo qui: il primo assioma della comunicazione!

Il primo di alcuni fondamentali principi relativi alla comunicazione che è bene conoscere, mai dimenticare e sempre allenare.

Attorno agli anni ’70, Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin e Don D. Jackson, a seguito delle loro ricerche presso il Mental Research Institute di Palo Alto in California, scrivono un testo diventato molto famoso e tutt’oggi considerato un punto di riferimento per chi si occupa nei più svariati contesti di comunicazione e di relazione: “Pragmatica della comunicazione umana”. In questo testo gli autori affermano che ognuno di noi è parte di uno o più sistemi di interazione, che ogni comportamento è un atto comunicativo e che come tale influenza inevitabilmente il sistema di relazioni di cui si fa parte attraverso delle dinamiche di retroazione (azione-reazione). In pratica, contribuiamo a co-costruire i sistemi di relazione di cui facciamo parte, attraverso un reciproco, circolare ed inevitabile processo di continuo influenzamento generato dai nostri e dagli altrui comportamenti, che per loro natura sono atti comunicativi. 

Cercando di definire alcune modalità di funzionamento dei processi comunicativi, Watzlawick e gli altri ricercatori, hanno individuato quelli che chiamarono “cinque assiomi della comunicazione”. Un assioma, per definizione, è un principio evidente di per sé, che non ha bisogno di esser dimostrato per essere considerato veritiero, posto a fondamento di un quadro teorico di riferimento; per gli autori, gli assiomi corrispondono a proprietà tipiche della comunicazione che hanno essenziali implicazioni a livello relazionale.

L’obiettivo di questo articolo e dei prossimi è quello di indagare questi cinque assiomi uno per uno cercando di evidenziare alcuni esempi pratici, così da renderli di facile comprensione e lettura non solo in teoria, ma anche nelle nostre azioni, relazioni e realtà quotidiane. L’intento è quello di fornire alcuni piccoli strumenti per allenare e migliorare le proprie competenze comunicative.

Il primo assioma della comunicazione ci dice che è impossibile non comunicare.

Considerando ogni comportamento già di per sé un atto comunicativo e non essendo possibile “non comportarsi”, risulta altrettanto impossibile non comunicare.

L’esplicitazione di questo assioma, in teoria è molto semplice. Credo però che ci siano alcune implicazioni importanti da sottolineare.

La prima implicazione, aggiuntiva rispetto agli esempi citati all’inizio dell’articolo che ben rappresentano una gamma di azioni più o meno volontarie e consapevoli, è che ci sono gesti e comportamenti che si generano attraverso reazioni assolutamente involontarie, come ad esempio arrossire, piangere, sbadigliare, … Anche queste reazioni involontarie generano atti comunicativi in risposta ad una situazione ed implicheranno, allo stesso modo, un messaggio che influenzerà chi lo riceve. Pertanto, a questo punto, sarebbe bene chiedersi non tanto se si sta comunicando, ma che cosa i nostri gesti o comportamenti potrebbero comunicare e che cosa noi avremmo intenzione di comunicare.

La seconda implicazione, ancor più importante dal mio punto di vista, è il possibile significato dei nostri atti comunicativi attribuito dal nostro interlocutore. Prendiamo il primo esempio citato: siamo al bar in attesa di una persona da 15 minuti. Alcuni di noi potrebbero pensare che la persona che aspettiamo è in ritardo, altri che potrebbe essere successo qualcosa, altri ancora che quel tempo di attesa è una mancanza di rispetto, qualcuno potrebbe non accorgersene nemmeno ed infine una parte di noi potrebbe pensare di essere per l’ennesima volta arrivato troppo in anticipo. Questi sono solo alcuni dei possibili significati che ciascuno di noi potrebbe attribuire a quell’attesa, a seconda del proprio sistema di valori, esperienze, emozioni, premesse e contesti culturali di riferimento. Quello che nei miei corsi di formazione io chiamo il proprio “zainetto”, ovvero l’insieme delle chiavi di lettura, delle mappe, assolutamente soggettive che abbiamo sviluppato nel tempo e con le quali generalmente attribuiamo significato e senso a ciò che viviamo.

Per quanto questo meccanismo di attribuzione di significato sia assolutamente naturale, talvolta ci dimentichiamo che quell’attribuzione è pressoché arbitraria e potrebbe non corrispondere alle intenzioni dell’altra persona, poiché la chiave di lettura con la quale inferiamo il significato proviene dal “nostro zainetto” e non da quello dell’altro. Anche in questo caso diventa necessario, quindi, mantenere uno sguardo non giudicante e aperto, chiedendosi che cosa potrebbe contenere lo “zainetto” dell’altro e come i nostri “zainetti” potrebbero, attraverso la condivisione e lo scambio reciproco, viaggiare insieme.

Riassumendo, un allenamento che ritengo utile per me e che vorrei condividere come stimolo per tutti è quello di non dimenticare mai che tutto è comunicazione e che è importante:

  • Cercare di acquisire consapevolezza di se stessi, dei propri comportamenti e dei propri gesti;
  • (Ri)scoprire i contenuti del proprio “zainetto”;
  • Lasciarsi stupire dai contenuti dello “zainetto” dell’altro.

Se hai voglia di raccontarci le tue esperienze con il primo assioma della comunicazione, scrivile nei commenti oppure a info@cm-consulenza.com, ci faremo carico di trasformarle in un futuro articolo o in una PMQ, affinché la tua storia, che proteggeremo garantendoti la massima riservatezza e tutela della privacy, possa diventare uno strumento utile per tutti.

Se invece senti il bisogno di migliorare le tue competenze comunicative, scrivici a info@cm-consulenza.com, potremo proporti diversi percorsi di approfondimento e sviluppo.

A presto!

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