Fatiche, sfide e nuove possibilità

“Non siamo già cambiati?”

Erano giorni di lavoro molto intensi: il team di area manager in formazione in quella settimana si era mostrato particolarmente disponibile e ricettivo, pronto ad applicare i contenuti del training ai vari casi aziendali che via via stavamo affrontando. Le complessità e le sofferenze che gli scenari dei diversi casi stavano evocando, insieme all’impegno ed alla passione con cui il gruppo stava lavorando, richiedevano, oltre ai momenti di pausa “tradizionali”, l’introduzione di alcuni momenti di alleggerimento attraverso i quali stemperare la tensione e sorridere per poi essere pronti a ripartire.

Uno dei partecipanti aveva trovato un modo efficace di portare leggerezza: quando lui o gli altri sentivano che era il momento, veniva lanciata la parola magica “bibita!” (la parola scelta, in realtà, corrispondeva alla marca della famosa bibita gassata in bottiglia verde) e sul tavolo prontamente compariva la bottiglia. Il primo giorno quel partecipante la stava bevendo durante una pausa e me ne offrì un bicchiere; ringraziandolo non accettai quell’offerta e spiegai perché: “devo uscire dal tunnel della dipendenza da questa bibita. Mi piace troppo e non posso cadere in tentazione, anzi, mi giro dall’altra parte così non soffro!”. Questa mia debolezza ed il “supplizio di Tantalo” di vederla comparire ogni tanto sul tavolo, diventò il nostro momento “smile”.

Passarono alcuni anni e fui nuovamente coinvolto dall’azienda per lavorare con un gruppo di persone diverso. Al mio arrivo fui accolto dal referente ed accompagnato nella sala training dove, con mia grande sorpresa (e, vi confesso, un po’ di commozione) ritrovai tutto il team con cui avevo lavorato in precedenza. Mi diedero il bentornato al grido di “bibita!” e mi consegnarono il regalo pensato per me: ovviamente una bottiglia di quella bibita, avvolta in un fiocco arancione (il mio colore preferito). Scoprii in seguito che avevano organizzato l’agenda di tutti per far coincidere il periodico staff meeting con il giorno in cui sapevano che sarei tornato e potere quindi essere presenti e donarmi quella “Piccola Grande Magia” del tutto inaspettata che è stata la loro presenza.

Ritrovare dopo anni queste persone ha suscitato in me un piacere enorme, sia per la sensibilità ed attenzione mostrata nei miei confronti sia, soprattutto, per la soddisfazione di avere lasciato un ricordo piacevole di quei giorni di lavoro passati insieme e una volontà di approfondirne i contenuti. Mi hanno infatti poi raccontato che avevano trovato il modo di applicarli nel loro lavoro quotidiano usando ancora tra loro il codice “bibita!” quando serviva alleggerire i toni delle riunioni e delle comunicazioni nel team.

Quel momento così particolare, unito ad altri ricordi simili che porto con me con grande piacere, mi è stato molto utile in questi mesi per formulare alcune riflessioni che desidero condividere.

In questo periodo di grandi inquietudini, incertezze e cambiamenti, più volte ho avuto occasione di confrontarmi con altri addetti ai lavori su quanto e come la nostra professione di consulenti e formatori possa o debba cambiare. Certamente noi, come tutti, dobbiamo organizzare in modo adeguato un sistema di relazioni e di azioni che tenga conto della realtà mutata e ci aiuti a risolverne le complessità. La “nuova frontiera” che stiamo esplorando ci ha portato a dirottare online e a distanza tutto quanto possibile e a spostare “più avanti, a quando si potrà” il resto.

Un rischio che vedo in questa situazione è l’abuso di quello che potremmo definire Mantra N.S.C.P “Niente Sarà Come Prima”: ovvero immaginare un futuro prossimo stravolto e diverso che fatica a considerare valido ed ancora adeguato quello che abbiamo fatto o siamo stati fino a quel momento. La domanda che faccio con forza a me stesso per gestire un’eccessiva spinta ad un così drastico approccio è la seguente: “sei sicuro di non confondere il mezzo con la professione?”.

Pensare troppo a come agire un cambiamento, razionalizzandone ogni singolo aspetto, può portare a quella che tecnicamente si definisce “paralisi dell’analisi” e impedirci di lasciarci andare e seguire il flusso che il cambiamento stesso suggerisce. Dobbiamo unire ed alternare con efficacia momenti di guida razionale, che non devono mancare, a spinte emozionali, fino a realizzare che, come Cinzia uno di questi giorni mi ha detto, “spendiamo un sacco di tempo a chiederci come cambiare, ma in realtà siamo già cambiati!

Il compito che sento profondamente mio, la mia “mission”, è quello di stabilire una relazione di fiducia con le persone che si affidano me e favorirne l’ingaggio sui temi che affrontiamo, trasferendo la voglia di pensarsi in situazioni nuove e in queste sperimentarsi per migliorare l’efficacia personale e professionale di ciascuno di loro. Per farlo non è opportuno assumere il ruolo del protagonista, bensì quello del “catalizzatore” che favorisce e provoca una “reazione chimica” tra i partecipanti per attivare un percorso di innovazione e cambiamento. Questo è stato, è e resterà il mio ruolo a prescindere dagli strumenti che si utilizzano per raggiungere lo scopo. 

Se le persone ancora pensano con piacere all’esperienza vissuta in un corso di formazione a distanza di tempo e trovano utile sperimentarsi su quanto è emerso in quei giorni, significa che come professionisti abbiamo fatto centro. Non importa se grazie ad un lucido, una slide, un filmato, un’esperienza condivisa, una “bibita!” o tanti altri “momenti smile”: sono tutti strumenti che possediamo nel nostro bagaglio professionale e che proviamo a mettere al servizio del nostro intervento. Cosa ci impedisce dunque di aggiungere nuovi strumenti, quali ad esempio gli interventi da remoto, siano essi “live” o preparati in precedenza o diverse modalità di coinvolgimento a distanza dei partecipanti per renderli protagonisti dell’evento e non semplici “fruitori”? Stiamo sperimentando e prendendo le misure, affinando nel tempo sempre più la nostra efficacia.

È una provocazione ed una sfida all’eccellenza nella “nuova normalità” che lancio prima di tutto a me stesso, convinto di ritrovare anche nelle diverse modalità che stiamo introducendo quelle “Piccole Magie Quotidiane” fatte di bibite e di sorprese.

In quella giornata che ho ricordato, come in tante altre, ho avuto la sensazione di “avere fatto centro” proprio grazie a quel gioco di rimandi e citazioni di momenti fatti di leggerezza e di informalità, che mi sono stati restituiti a distanza di tempo, andando a comporre un mosaico di sorrisi che porto con me e che intendo fare sempre più grande in futuro anche grazie ai nuovi modi di “essere la mia professione”.

Hai anche tu dei “momenti smile” che trovi piacevole ricordare e che ti hanno permesso di scoprire in loro delle Piccole Magie Quotidiane? Raccontaci la tua esperienza, scrivila a info@cm-consulenza.com, ci faremo carico di trasformarla in una PMQ, affinché la tua storia, che proteggeremo garantendoti la massima riservatezza e tutela della privacy, possa diventare uno strumento utile per tutti. 

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