Tratteggiare le cornici di nuovi mondi

La fatica del cambiamento
  • Partecipante: “Sì, va bene. Sono tutte cose interessanti, ma quello che stai dicendo non è realmente applicabile nella realtà, soprattutto in cantiere!
  • Io: “Perché?
  • Partecipante: “
  • Io: “Perché?
  • Partecipante: “
  • Io: “Perché?
  • Partecipante: “…beh, perché se io dico di fare qualcosa ai miei collaboratori, loro lo devono fare: è lavoro! Lo devono fare!”
  • Io: “Hai mai provato a chiedere ai tuoi collaboratori quali sono i motivi per cui non fanno quello che gli chiedi di fare?  
  • Partecipante: “Uhm… in effetti, no!

Questa conversazione è avvenuta qualche giorno fa all’interno di un breve modulo sulla comunicazione efficace in un corso di formazione dedicato a ruoli di coordinamento facenti capo al settore edile. Moltissime sono le riflessioni che potrebbero prendere avvio a questo punto, mettendo in luce tematiche specifiche connesse a questo “semplice” confronto: l’organizzazione del lavoro e la pianificazione delle attività, le aspettative di ruolo, la leadership, le attese disattese, l’ascolto attivo e il non ascolto, autorità versus autorevolezza, la gestione delle richieste, lo stress lavoro-correlato ed altre ancora.

In questo articolo, però, mi vorrei concentrare su un tema più generale di cui questa citazione è in qualche modo portatrice: la fatica del cambiamento.

Cambiare non è facile: richiede volontà, percezione di un’utilità, coraggio, motivazione, sacrificio, caparbia, costanza. Ma non solo.

Cambiare significa dare spazio all’immaginazione, a nuove possibilità che fino a quel momento non pensavamo possibili o nemmeno ci eravamo concessi di immaginare, immersi nell’abitudine di una complessa quotidianità che spesso ha il sopravvento.

Cambiare significa mettere in discussione una parte di noi, dei nostri valori, delle nostre idee, dei nostri apprendimenti precedenti, dei nostri comportamenti, dell’immagine che abbiamo di noi e del nostro ruolo. Significa lasciar andare un pezzo di noi al quale magari siamo anche affezionati nonostante non ci piaccia o non ci faccia stare bene, ma che comunque in qualche modo ci rassicura perché “lo conosciamo”, per immaginarsi una nuova strada davanti a sé. Una strada che ci invita ad accedere ad un percorso incerto, tortuoso, inizialmente forse nemmeno tanto piacevole, per raggiungere una meta più o meno lontana che non sappiamo bene come sarà e se varrà i nostri sacrifici.

Forse è proprio in quel momento, di fronte alla grande sfida del cambiamento, che l’altro ci può tendere la propria mano e fornirci supporto attraverso la sua più grande risorsa: la diversità. Una diversità di sguardi, di valori, di idee, di storie, di esperienze, di approcci, di culture, che tratteggia le cornici di nuovi mondi possibili che si possono immaginare grazie alla ricchezza del confronto e dello scambio con l’altro.

Ma chi è l’altro? L’altro può essere chiunque: questa è la magia! 

Una persona amica, ma anche una sconosciuta con la quale ci capita di scambiare due parole, un vicino di casa o una collega di lavoro, un collaboratore, una cliente, una formatrice incontrata per caso in un corso aziendale o un counselor a cui abbiamo scelto di chiedere aiuto. Ognuno a modo proprio e a seconda delle proprie peculiarità può contribuire alla nostra esplorazione di mondi possibili, magari proprio attraverso una domanda che può stimolarci nuovi sguardi.

Il primo passo è mettersi in ascolto!

Se hai voglia di raccontarci la tua esperienza, scrivila nei commenti oppure a info@cm-consulenza.com, ci faremo carico di trasformarla in un futuro articolo o in una PMQ, affinché la tua storia, che proteggeremo garantendoti la massima riservatezza e tutela della privacy, possa diventare uno strumento utile per tutti.

Se invece senti il bisogno di un supporto, scrivici a info@cm-consulenza.com, potremo proporti diversi percorsi di approfondimento e sviluppo.

A presto!

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